12 novembre 2013

Amore e Zaca ... Carlo's Lifestyle #5

Uno dei motivi che mi hanno spinto a aprire il blog è stato provare a raccontarmi attraverso le esperienze e gli incontri che mi hanno aiutato a realizzare la mia aspirazione: diventare chef...oggi vi parlo della mia esperienza come chef di bordo della Zaca.

Mi sono imbarcato per la terza stagione di fila. Il Parsifal era una bella barca a vela ma devo ammettere che l’esperienza sulla Zaca è stata molto intensa. Quaranta metri di veliero con quasi un secolo di mare alle spalle, è stata costruita nel 1929. Tanti gli ospiti di rilievo che sono stati a bordo e per cui ho cucinato, tra cui ricordo anche i Principi di Savoia e il Re di Spagna Juan Carlos, i principi Ruspoli e i conti d’Amelio. 


La vita di mare era fatta su misura per me e per la mia voglia di viaggiare. Ma in quell’anno, era il giugno del 2002, chiesi una licenza per una festa che si tenne a Villa la Lodola e a cui la mia famiglia voleva che partecipassi. Sbarcai e presi il treno fino alla stazione più vicina a Foiano che riuscivo a raggiungere, ovvero Sinalunga. Mi aspettavo di trovare al treno mio fratello Paolo o mio padre, invece c’era Manuela. Fu una bellissima sorpresa. Anna e Manuela erano ormai grandi amiche e spesso lei dormiva ospite di mia sorella nella casa di Firenze, in quello che era stata la mia camera quando studiavo per diventare chef alla scuola alberghiera.
Quella fu una festa davvero speciale. Io e Manuela siamo rimasti svegli per tutta la notte a parlare, a recuperare il tempo che avevamo perso dalla prima volta in cui c’eravamo conosciuti e poi separati. A malincuore, il giorno dopo, finita la mia licenza, ho ripreso il treno per tornare alla barca. E per il resto dei mesi estivi ho pensato a lei, ma non ci siamo sentiti neanche una volta. 


A ottobre di quell’anno, quando la stagione sulla Zaca era alla fine, l’ho invitata a venire a Monte-Carlo per una piccola vacanza. In realtà era solo un trasferimento da Monte-Carlo a Cannes per prendere il Parsifal, navigare fino a Punta Ala e portarla al rimessaggio invernale. Manuela ha accettato ma, nel fare il biglietto, ha sbagliato treno, così si è fermata a Ventimiglia dove sono andato a prenderla chiedendo in prestito la macchina al barista del porto di Monte Carlo, Fontvieille. Questa piccola disavventura è ormai un diventente aneddoto del nostro primo appuntamento.


Quella sera abbiamo dormito sulla Zaca e il giorno dopo siamo partiti per Cannes, dove abbiamo trovato il Parsifal a aspettarci. Ma le piccole disavventure da “primo appuntamento” non erano finite lì. Poco dopo aver lasciato Cannes il mare ha iniziato a fare i capricci e mi sono ritrovato al timone mentre tutti gli altri, compresa Manuela, soffrivano il mal di mare. Ho passato l’intera notte al comando della barca per raggiungere Punta Ala. 

Visto che l’appuntamento non era andato proprio come avevo sperato, Manuela si è fermata ancora per due giorni a Firenze con me e poi è tornata a Parma.
Da quel momento è iniziata la nostra storia a distanza. La stagione in barca era finita ma un’altra mi aspettava dopo l’inverno. Durante la seconda stagione sulla Zaca, la nostra storia è continuata, ci vedevamo nei porti in cui attraccavo. La prima volta fu a Porto Santo Stefano, Manuela mi fece una sorpresa e venne a trovarmi, fui molto felice. Finita la seconda stagione estiva scelsi Manuela e abbandonai il mare.
Così sono tornato a cucinare sulla terra ferma.

To be Continued...

7 novembre 2013

Ricetta: RISOTTO ai PORCINI e VINO ROSSO DI MONTALCINO con cestino di parmigiano

Per questa ricetta scegliete un vino rosso corposo, io ho scelto quello di Montalcino perchè è un ottimo vino locale ma non è essenziale che sia un Montalcino, potete sostituirlo con un rosso corposo delle vostre zone. Il cestino di parmigiano che realizzeremo per impiattare la ricetta non è solo un elemento estetico, il gusto del parmigiano contrasta e esalta quello dei porcini. Scegliete con cura i funghi, sono l’essenza del piatto.






 

PREPARAZIONE della RICETTA:


Iniziate preparando i cestini di parmigiano. Mettete al fuoco una padella antiaderente di circa 20 cm di diametro, quando sarà ben calda spargete sul fondo il parmigiano grattugiato. Fatelo cuocere a fiamma viva fino a che non formerà una crosta croccante, dopodichè togliete la padella dal fuoco e aiutandovi con una spatola (meglio se è di gomma per evitare di graffiare la padella ma assicuratevi che sia resistente al calore oppure scegliete un cucchiaio piatto di legno) giratela e iniziate a staccare i bordi del formaggio. Afferate un bordo e tirate in maniera costante fino a staccare la crosta dal fondo antiaderente e adagiatela su una tazza rovesciata che servirà a dare la forma al cestino. Aspettate che il formaggio si raffreddi e girate, il cestino di parmigiano è pronto. Per non avere inconvenienti usate una padella antiaderente di buona qualità.


Tritate la cipolla finemente (nel piccolo video di seguito vi mostro come potete tagliare la cipolla finemente e velocemente) 


e aggiungete al trito lo spicchio di aglio tagliato.
In una casseruola soffriggete con un filo d’olio la cipolla e l’aglio e quando avranno preso colore, aggiungete il riso e i funghi porcini precedentemente tagliati a fette.
Rimestate il tutto e lasciate che il riso prenda sapore per circa 2 o 3 minuti, state attenti che non si attacchi al fondo della casseruola. A questo punto sfumate con il vino rosso di Montalcino o dell’etichetta che avete scelto. Aspettate che l’alcool evapori, per esserne certi annusate il vapore, non ce ne sarà più quando sentite che le narici non pizzicano. 

Il consiglio dello Chef Carlo Porcu: il brodo è importante nel risotto ma negli anni, sperimentando, sono arrivato alla conclusione che se si scelgono dei funghi porcini ottimi, di stagione, freschi e locali - ovvero raccolti nel bosco e cucinati nel giro di un paio di giorni - si può usare l’acqua al posto del brodo. Il risotto risulterà meno corposo rispetto a una ricetta con il brodo ma il profumo e il gusto dei porcini sarà esaltato. Il brodo, vegetale e/o di carne, assopisce le proprietà organolettiche del fungo.


Se avete scelto di utilizzare il brodo vegetale o di carne, iniziate ad aggiungere un ramaiolo di brodo alla volta. Vi consiglio di procedere un poco alla volta perchè se ne aggiungete troppo e il brodo non evapora a sufficienza durante la cottura del riso, il vostro piatto risulterà troppo liquido. Se scegliete di seguire il mio consiglio, aggiungete al posto del brodo, l’acqua - sempre un ramaiolo per volta - e non siate parchi con i funghi. Per la cottura del riso serviranno dai 15 ai 20 minuti dipende dalla qualità che avete selzionato per la ricetta. Io preferisco che resti al dente, il riso non deve essere troppo morbido così come accade per i primi piatti di pasta, e i chicchi devono restare ben separati, integri e croccanti. Per quanto mi riguarda utilizzo il Carnaroli. A cottura ultimata, aggiustate di sale e togliete la casseruola dal fuoco, a questo punto unite il burro e il prezzemolo tagliato fine e mantecate. Al posto del prezzemolo potete utilizzare la nepitella, erba che si trova nel sottobosco e che si sposa meglio con i funghi. Ha un sapore simile alla menta perciò in assenza di nepitella potete sostituirla con la menta.
Il risotto così ottenuto, con questo tipo di mantecatura, deve risultare cremoso o come si dice tecnicamente “all’onda”. Per fare una riprova potete smuovere la casseruola, il risotto formerà delle onde.



Infine impiattate il riso all’interno del cestino, il formaggio è molto delicato perciò fate attenzione o si sgretolerà con il calore del riso. Il piatto va servito immediatamente. 






Carlo Porcu Chef
Provate la mia ricetta, aspetto i vostri commenti! 

 E se volete potete condividere le foto delle vostre creazioni gastronomiche qui, inviandole a me via email o sui miei social. 



Quando arrivate all'Osteria della Lodola è mia moglie che vi accoglie e vi guida nella scelta dei piatti e del vino, perciò, anche qui, lascio la parola a lei....


Per questo primo piatto vi consiglio di abbinare il vino rosso corposo che avete scelto per la preparazione della ricetta.

5 novembre 2013

Un incontro speciale e gli USA ... Carlo's Lifestyle #4

Non mi fermo più. Continuo oggi, con il quarto post, il "racconto" delle esperienze e degli incontri che mi hanno portato, e aiutato, a realizzare la mia aspirazione: diventare chef...


Dopo poco tempo dalla gita turistica sulla Zaca sbarcai in Italia e ritornai a Villa la Lodola, per una breve visita alla mia famiglia prima di preparare le valigie per New York. Avevo sempre pensato che mi servisse un’esperienza di lavoro all’estero per completare la mia formazione come chef e per imparare meglio la lingua inglese. Mi ero perciò procurato un contatto con un ristorante, ma prima della partenza, quell’autunno, mi aspettava la festa di matrimonio di mio cugino. Anche in quell’occasione ero ai fornelli. 


Preferisco essere da solo in cucina perchè mi concentro meglio. Così quel giorno avevo “sfrattato” tutti dalla cucina della Lodola, per lavorare con serenità e senza distrazioni; quando una ragazza dai capelli biondi entrò dicendo: “Ciao sono Manuela”. 

E io risposi: “Ciao, sono Carlo” E lei: “Posso stare qui e aiutarti?”.
Le ho risposto di sì e le ho chiesto di grattugiare la zucca. Avrei dovuto rispondere di no, ma come potevo rifiutare l’aiuto di una così bella “topa”? Manuela era stata invitata da mia sorella Anna che l’aveva incontrata a Firenze, all’università, una settimana prima. Lei però non conosceva nessuno alla Villa, a parte mia sorella, e scelse la cucina per nascondere l’imbarazzo. Non parlammo molto in quell’occasione perchè appunto, stavo cucinando, ma qualcosa scattò, e partii per gli Stati Uniti con il dolce ricordo di quell’incontro speciale. 
Se avete letto le mie ricette e i consigli sui vini in abbinamento ai piatti, sapete già com è andato a finire quest'incontro speciale, ma...
Arrivai a New York e mi sistemai ospite in una casa in vendita, di cui conoscevo i proprietari. Avevano organizzato un “garage sale” così ogni giorno tantissime persone venivano per trovare mobili o altro da comprare come usato. Io, in cambio dell’ospitalità, mi occupavo di tenere apero così proposi ai proprietari di creare un angolo gastronomico multifunzionale all’interno del garage. 
Ricordo che l’insegna recitava: “TikiBar, italian chef gourmet”; lì vendevo salse italiane in barattoli autoprodotte e preparavo piccoli assaggi per chi comprava la mobilia. 
Ma avevo creato anche dei menù italiani per essere chiamato come chef a domicilio o per corsi di cucina. Passai così tre mesi a New York, ma non era l’esperienza di lavoro che avevo immaginato, molto divertente sì, ottima per affinare la lingua inglese, ma riguardo alla cucina non era ciò che speravo. Anche se è stata un’esperienza utile perchè ho capito quanto la cucina italiana sia un valore all’estero e in America in particolare. La nostra manualità nel preparare piatti unici ha un fascino incredibile, spesso noi lo diamo per scontato. Quando ero ancora a New York e l’inverno era quasi finito, il comandante Bruno Dal Piaz mi richiamò per offrirmi il posto di chef della Zaca e accettai ben contento. Decisi di passare l’ultima settimana a Miami, Palm Beach, per una “vacanza americana all’italiana”.

To be Continued...

31 ottobre 2013

Ricetta: TAGLIOLINI AL TARTUFO e BURRO DI TARTUFO

Nell’ultima ricetta, quella di giovedì scorso, vi ho spiegato come preparare la pasta fresca all’uovo, quindi quello di oggi è un piccolo approfondimento riguardante i tagliolini. Se decidete di abbinarli al tartufo la composizione della pasta fresca cambia, perchè per esaltare al meglio il gusto del tartufo vi suggerisco di preparare una pasta con solo il tuorlo dell’uovo. Il sapore dei tagliolini così è più corposo e si sposa alla perfezione con il tartufo. Per realizzare un’ottima ricetta non utilizzate salse aromatizzate al tartufo, sono sicuramente più economiche ma non garantiscono la stessa qualità di un piatto con il tartufo fresco grattugiato. 




 

PREPARAZIONE della RICETTA:


Se avete già preparato i tagliolini e li avete surgelati in porzioni, mettete a bollire una pentola d’acqua e buttate la pasta. Quando sarà cotta, scolatela e saltate i tagliolini in padella con una noce di burro. Potete scegliere anche un burro salato per arrichire la vostra ricetta. Impiattate i tagliolini e solo prima di servire, grattugiate il tartufo nero a scaglie. Il tartufo non deve essere aggiunto in padella perchè con il calore perde fragranza, è sufficiente quello della pasta. 


Se invece dovete preparare anche i tagliolini, procedete come segue.
Se avete una planetaria potete utilizzare quella per la lavorazione dell’impasto, altrimenti procedete a mano versando la farina sul tavolo, apritela a fontana e unite un uovo alla volta, in base alle porzioni che intedete realizzare. 

Unite il tuorlo dell’uovo sbattendolo con la forchetta fino a che non avrà assorbito la farina, poi procedete unendo il secondo rosso d’uovo e così via. Infine amalgamate a mano. Anche se avete utilizzato la planetaria per impastare, vi consiglio di terminare l’amalgama della pasta con le mani, dopodiché mettetela a riposare in un recipiente coperto con la pellicola, saranno sufficienti circa 10 minuti.
Una volta che l’impasto è pronto dividetelo in panetti più o meno della stessa dimensione e iniziate la stesura della sfoglia. Se avete a disposizione una sfogliatrice potete utilizzarla, altrimenti usate il mattarello su una superficie di legno o marmo infarinata.
Prendete il panetto e passatelo nella sfogliatrice una prima volta, poi richiudetelo come un foglio quadrato, avendo cura di prendere la giusta misura della macchina. Se non si effettua questo semplice accorgimento la pasta avrà bordi irregolari e frastagliati. 


Procedete a richiuderla una seconda volta e poi passatela nella sfogliatrice fino a che non raggiungete lo spessore desiderato. Abbiate cura d’infarinare leggermente la pasta fra un passaggio e l’altro nella macchina, per evitare che si attacchi e si rompa. 




Quando avete raggiunto lo spessore che preferite, stendete la sfoglia su un panno di cotone e spolveratela con della farina di semola, giratela e aggiungete la semola anche dall’altro lato. La farina di semola è ottima per far asciugare al meglio la pasta e facilita l’operazione di taglio.
Utilizzate un tagliere dove adagiare la sfoglia, arrotolatela da una parte fino a circa la metà e fate la stessa cosa dall’altro lato, in modo da ottenere due rotolini della stessa dimensione, ma ancora uniti al centro. Tagliate la pasta arrotolata, i tagliolini hanno uno spessore sottile. 


 
Dopodiché buttateli nella pentola d’acqua messa a bollire, aspettate che siano cotti e procedete come descritto sopra.


Quella di oggi è una ricetta doppia, perchè voglio consigliarvi di preparare con il tartufo che avete acquistato un burro da utilizzare  per le prossime volte, in modo da conservarlo. Come ho detto più volte in cucina è importante saper gestire al meglio gli ingredienti.
Ecco come.

Ricetta: BURRO AL TARTUFO




Frullate il tartufo e incorporate il burro ammorbidito in micronde o a temperatura ambiente. Continuate a frullare il tartufo e il burro fino a che non otterrete un composto omogeneo. Successivamente dividetelo in moporzioni e congelate. Sconsiglio di tenerlo in frigo, il tartufo perde la sua freschezza e assume un sapore rancido, mentre se surgelato il sapore resta intatto.

Potete utilizzare il burro preparato per uno sfizioso aperitivo: 
Le bruschette al burro di tartufo e pera
 
Il burro di tartufo che avete preparato è ottimo anche per farcire bruschette da servire come antipasto o aperitivo. Affettate il pane avendo cura di realizzare fette dallo spessore non troppo alto e scaldatele in forno. Quando si saranno raffreddate, spalmatele con il burro al tartufo, aggiungete un pizzico di sale e una fetta di pera fresca. Le bruschette vanno preparate e servite subito, la pera esalta il sapore del tartufo ma si ossida velocemente e annerisce. 

Carlo Porcu Chef
Provate la mia ricetta, aspetto i vostri commenti! 

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Quando arrivate all'Osteria della Lodola è mia moglie che vi accoglie e vi guida nella scelta dei piatti e del vino, perciò, anche qui, lascio la parola a lei....
 
Quello proposto è un primo piatto dal sapore elegante e delicato, perciò dobbiamo abbinare un vino che rispetti la sua natura, in questo caso suggerisco un nobile di montepulciano come ad esempio il Luteraia. E' un vino con tannini leggeri, poco legno, estremamente raffinato che esalterà il gusto della ricetta.
 

 

29 ottobre 2013

Per mare ... il Parsifal / Carlo's Lifestyle #3

Continuo oggi, con il terzo post, il "racconto" delle esperienze e degli incontri che mi hanno portato, e aiutato, a realizzare la mia aspirazione: diventare chef...




L’esperienza in mare è iniziata quasi per caso, come si dice? Da cosa nasce cosa.

Quando ero ancora studente di cucina a Firenze fui chiamato da Rodolfo Budini Gattai, amico di famiglia, che aveva saputo della mia specializzazione come Chef. Lui mi affidò la cucina di alcune cene organizzate a Palazzo Budini Gattai. Il menù, i tempi di servizio, la qualità dei piatti, tutto fu apprezzato e Rodolfo, una sera, mi confidò il suo più grande sogno: la barca a vela. Aveva da poco acquistato una barca del 1970 con una lunga storia di mare alle spalle, il Parsifal. E mi chiese di diventare il suo chef di bordo. Ricordo che lo accompagnai a ritirarla in Francia, in Costa Azzurra e insieme effettuammo il trasferimento del Parsifal fino a Livorno, a Marina di Salivoli.

Non avevo mai cucinato in barca, la mia esperienza in mare si riduceva a brevi periodi di vacanza. Ma l’idea mi piaceva e era una grande opportunità, un’esperienza lavorativa nuova che difficilmente avrei potuto ripetere e così accettai. E grazie a Rodolfo Budini Gattai ho scoperto la mia più grande, seconda, passione: la barca.

La vita in barca a vela ha tutto un altro ritmo, pochi uomini e le leggi del mare, viaggiare da un porto all’altro, conoscere tante persone, cucinare in cambusa con la barca in regata che sfida le onde. Spesso, quando il mare faceva i capricci, dovevo legarmi per la vita per riuscire a mantenere l’equilibrio e preparare i miei piatti negli spazi ristretti della cambusa. Non è come cucinare a casa propria o negli ambienti professionali di hotel e ristoranti. In un certo qual modo ho dovuto imparare a cucinare in modo nuovo. Cucinare per l’intero equipaggio e gli ospiti della barca in una cucina di poco più di un metro e basculante non è semplice, almeno fino a che non ci si fa l’abitubine. Ogni volta che attraccavamo, scendevo per fare la spesa, lo spazio di cambusa e frigo era minimo perciò dovevo essere preciso. Questo mi è stato di grande aiuto, ho imparato la gestione degli acquisti che mi è utile anche adesso all’Osteria della Lodola. Regolarsi con la quantità è importante per chi gestisce una cucina.

Passai tutta la stagione estiva sul Parsifal e anche quella successiva. Navigai per due anni per il mediterraneo e verso la fine della seconda estate in barca, quando ero prossimo a sbarcare e partire per gli Stati Uniti, attraccammo al porto di Palma di Maiorca e lì rimasi affascinato da un’altra barca. Era un veliero d’epoca, più grande del Parsifal, di circa 40 metri e che poi scoprii aveva una lunghissima storia. Si trattava della Zaca, costruita nel 1929 e appartenuta, tra i tanti, anche all’attore americano Errol Flynn nel 1944. Chiesi di poter salire a bordo per visitarla e mi fu concesso, fu una bella sorpresa trovare un aretino al comando di quella bellissima barca, Bruno Dal Piaz. Quando capì che ero lo chef di bordo del Parsifal mi offrì d’imbarcarmi con lui, ma fui costretto a rifiutare perchè avevo già preso un impegno di lavoro negli Usa. Ero davvero dispiaciuto, l’incontro con il Comandante Bruno Dal Piaz e la Zaca mi erano rimasti nel cuore...

To be continued ...

24 ottobre 2013

Ricetta: PASTA FRESCA ALL'UOVO

In Toscana la pasta fresca all’uovo fatta in casa è una tradizione, molti ricorderanno le nonne mentre stendevano la sfoglia con il mattarello sul tavolo della cucina e molti nipoti, oggi adulti, ricorderanno quando, per aiutare la nonna, giravano la manovella della macchina per la sfoglia. Oggi, spesso per ragioni di tempo, si è persa un pò questa bella tradizione, ma in realtà la ricetta per la pasta fatta in casa è semplice e, con meno di mezz’ora a disposizione (e con un pò d’esperienza) è possibile realizzare vari tipi di pasta, da surgelare in porzioni e utilizzare all’occorrenza, oppure da cuocere al momento. Personalmente, i primi piatti che propongo ai miei ospiti all'Osteria della Lodola, sono a base di pasta fresca, la qualità e la differenza è facile da apprezzare. 


 

PREPARAZIONE della RICETTA:


Nella ricetta che segue, vi spiego come realizzare vari tipi di pasta: dai tagliolini, alle tagliatelle, alle pappardelle fino ai maltagliati. Ricordate che per ottenere un buon abbinamento più la pasta è di taglio grosso e meglio si sposa con sughi importanti, di carne per esempio. L’unica eccezione è il maltagliato perchè si adatta molto bene ad essere servito con tutti i tipi di condimento, dai più delicati ai più sostanziosi come ad esempio il sugo di cinghiale. Io li servo con pomodoro fresco e basilico, un piatto semplice ma valorizzato da ingredienti genuini e di qualità. I pomodori e il basilico provengono dall’orto biologico dell’Osteria. 


Se avete una planetaria potete utilizzare quella per la lavorazione dell’impasto, altrimenti procedete a mano versando la farina sul tavolo, apritela a fontana e unite un uovo alla volta, in base alle porzioni che intedete realizzare. Unite l’uovo sbattendolo con la forchetta fino a che non avrà assorbito la farina, poi procedete unendo il secondo uovo e così via. Infine amalgamate a mano. Anche se avete utilizzato la planetaria per impastare, vi consiglio di terminare l’amalgama della pasta con le mani, dopodiché mettetela a riposare in un recipiente coperto con la pellicola, saranno sufficienti circa 10 minuti.
Una volta che l’impasto è pronto, se ne avete preparato una cospicua quantità, dividetelo in panetti più o meno della stessa dimensione e iniziate la stesura della sfoglia. Se avete a disposizione una sfogliatrice potete utilizzarla, altrimenti usate il mattarello su una superficie di legno o marmo infarinata.
Prendete il panetto e passatelo nella sfogliatrice una prima volta, poi richiudetelo come un foglio quadrato, avendo cura di prendere la giusta misura della macchina. Se non si effettua questo semplice accorgimento la pasta avrà bordi irregolari e frastagliati. 
Ecco cosa non fare e come recuperare:





Procedete a richiuderla una seconda volta e poi passatela nella sfogliatrice fino a che non raggiungete lo spessore desiderato. Abbiate cura d’infarinare leggermente la pasta fra un passaggio e l’altro nella macchina, per evitare che si attacchi e si rompa.
Quando avete raggiunto lo spessore che preferite, stendete la sfoglia su un panno di cotone e spolveratela con della farina di semola, giratela e aggiungete la semola anche dall’altro lato. La farina di semola è ottima per far asciugare al meglio la pasta e facilita l’operazione di taglio. 

Utilizzate un tagliere dove adagiare la sfoglia, arrotolatela da una parte fino a circa la metà e fate la stessa cosa dall’altro lato, in modo da ottenere due rotolini della stessa dimensione, ma ancora uniti al centro. Decidete lo spessore del taglio per realizzare i tagliolini, le tagliatelle o le pappardelle, come vi mostro nel video:
se lo spessore è sottile realizzerete i tagliolini
se aumentate leggermente la larghezza del taglio preparerete le tagliatelle, di solito vanno dai 6 agli 8 mm
se aumentate ancora la larghezza del taglio preparerete le pappardalle che solitamente sono larghe circa 2 cm

Mentre se volete preparare i maltagliati, prendete la sfoglia, tagliatela a metà e sovrapponete le due parti, tagliatela ancora una volta in modo da realizzare dei quadrati. Sovrapponeteli e incidete la pasta, da angolo a angolo, a forma di x, come vi mostro nel video.





La pasta fresca all’uovo si conserva in frigo per due o tre giorni (se priva d'umidità), ma potete dividerla in porzioni e surgerarla. 



Carlo Porcu Chef 
Provate la mia ricetta, aspetto i vostri commenti!  
E se volete potete condividere le foto delle vostre creazioni gastronomiche qui, inviandole a me via email o sui miei social.

22 ottobre 2013

A Scuola di Cucina ... Carlo's Lifestyle #2

Continuo oggi, con il secondo post, il "racconto" delle esperienze e degli incontri che mi hanno portato, e aiutato, a realizzare la mia aspirazione: diventare chef....
 
Come spesso accade la vera svolta è arrivata lontano da casa, quando ero militare. Mi hanno spedito a Trieste nel 1° Reggimento Fanteria San Giusto, Esercito Italiano.
Solo a posteriori si riescono a congiugere tutti i punti che hanno formato la linea del proprio viaggio; quella fu la prima volta che iniziai a cucinare, ma non per la famiglia o gli amici, e che ero vicino al mare.
Fu un ufficiale che scoprì la mia passione per la cucina e che mi propose per la loro mensa. Così passai l’anno di militare fra i fornelli, con grande soddisfazione dei miei superiori in grado. Nel tempo libero andavo al porto a vedere le barche e mi ricordo ancora lo spettacolo della Barcolana, la storica regata velica che si tiene a Trieste. Ero incantato. 


Finita la leva obbligatoria qualcosa era mutato, avevo preso coscienza che la cucina non era un semplice hobby, poteva diventare una professione.
Tornato a Foiano, comunicai la decisione d’iscrivermi alla Scuola Alberghiera Saffi di Firenze e mi trasferii lì. Ero il più grande dei miei compagni di studi e mi sentivo notevolmente in ritardo rispetto alla strada che avevo scelto. Ma non mi persi d’animo, anzi lavorai più duramente per recuperare. La maturità rispetto agli altri del mio corso mi ha portato a prendere la scuola come lavoro sul campo, e così ho iniziato a collaborare con il mio professore di cucina Vincenzo Semeraro al di fuori dell’orario scolastico, nella sua azienda di catering che si trovava a Prato. Ricordo che si chiamava “i piaceri della tavola”; lì ho iniziato la mia gavetta. Presto dal catering sono passato agli hotel, nella cucina del Grand Hotel e poi del Savoy di Firenze per piccoli stage. Era un passaggio obbligato per i miei studi, ma lì ho capito che l’impostazione della cucina per l’hotel non faceva per me. Era troppo incasellata e preferisco essere libero di esprimermi fra i fornelli provando abbinamenti nuovi e personalizzando le ricette. Faccio molta attenzione alla stagionalità dei prodotti perciò mi trovo spesso a dover scegliere quale piatto preparare in base alla freschezza e alla disponibilità degli ingredienti di stagione. 
Ho studiato e sperimentato molto sul campo in quegli anni, recuperando il ritardo con il quale ero partito e, con l’avvicinarsi del diploma, una nuova opportunità si aprì per me: diventare chef di bordo di una barca a vela. Ho sempre amato il mare e la vita in barca fu una scoperta. Il giorno dopo il diploma mi sono imbarcato...
  

to be continued